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La sentenza n. 173/2019 della Corte Costituzionale: oltre il divieto del terzo mandato.


    13/07/19

Nel dibattito generale sulla sentenza 173/2019 della Corte Costituzionale c’è una questione che secondo noi di MGA non è stata adeguatamente esaminata, e che si intravede sullo sfondo del tema principale del divieto del terzo mandato consecutivo di cui viene confermata la legittimità facendo seguito alla sentenza n. 3271/18 delle SS.UU. della Corte di Cassazione.
Si tratta della natura e delle funzioni dell’ordine professionale, una questione fondamentale purtroppo trattata in maniera estremamente superficiale anche nel corso del XXXIV Congresso Nazionale Forense tenutosi a Catania dal 4 al 6 ottobre 2018; ne era infatti uno dei temi congressuali.
La Corte Costituzionale, partendo dal dato normativo dell’art. 24, c. 3, della legge 247/12, chiarisce che gli ordini forensi sono “enti pubblici non economici a carattere associativo (ex plurimis, Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenze 24 giugno 2009, n. 14812; 27 gennaio 2009, n. 1874; 12 marzo 2008, n. 6534), istituiti per garantire il rispetto dei principi previsti dalla legge e delle regole deontologiche, nonché con finalità di tutela dell’utenza e degli interessi pubblici connessi all’esercizio della professione e al corretto svolgimento della funzione giurisdizionale. Molte delle funzioni istituzionali attribuite agli ordini dal legislatore integrano una attività esterna destinata a concludersi con la formazione di atti soggettivamente e oggettivamente amministrativi a carattere autoritativo, perché emessi nell’esercizio di un potere riconosciuto in via esclusiva come espressivo di potestà amministrativa per finalità di pubblico interesse. Deriva appunto da ciò l’obbligatorietà dell’iscrizione agli ordini circondariali per l’espletamento della professione forense e la peculiare natura di “associazione obbligatoria” degli ordini professionali, preordinata alla tutela di pregnanti interessi di rilievo costituzionale, quali, in primis, la tutela del diritto di difesa ex art. 24 Cost., mediante vigilanza sull’adeguata competenza, sull’aggiornamento costante e sull’effettivo svolgimento della professione da parte degli avvocati”.
Gli ordini, quindi, sono soltanto questo, e basta.
Ne deriva, secondo noi di MGA, l’illegittimità di ogni struttura, organismo e attività che vada oltre il perimetro chiaramente delimitato dalla Corte Costituzionale e ci riferiamo al Congresso, all’OCF e a tutte quelle attività di natura politica o sindacale poste in essere sia dai COA che dal CNF, con dei riverberi anche sulla politica previdenziale della Cassa Forense.
La verità è che i limiti dell'ente pubblico non economico sono stati ampiamente e da tempo travalicati modificando il sistema e costruendolo così come si presenta adesso: un sistema confusionario, denso di commistioni, e con continue delegittimazioni, sovrapposizioni e duplicazioni di ruoli e funzioni, caratterizzato da quella conflittualità, mai sopita, tra rappresentanza istituzionale e rappresentanza politica che ha lacerato per anni il tessuto connettivo della categoria.
E’ chiaro che un sistema come questo non solo non avrebbe mai potuto funzionare, ma non poteva far altro che attorcigliarsi e avvitarsi su se stesso così come in effetti sta avvenendo, e la questione delle candidatura in violazione del divieto del terzo mandato sono solo una delle tante manifestazioni di questo cortocircuito.
Noi di MGA, com’è ampiamente noto, non siamo sostenitori del sistema ordinistico, anzi, abbiamo un’altra idea, un’altra struttura di cui non è il caso scrivere in questa sede, crediamo però che questa sentenza possa determinare l’occasione per fare chiarezza sull'intero sistema forense, eliminando ogni commistione e ogni confusione di ruoli e funzioni, e questo crediamo possa essere di beneficio universale.
Gli ordini, come si può chiaramente evincere dalla sentenza della Corte Costituzionale non sono né possono essere rappresentanti politici e sindacali degli avvocati, anche se questi ultimi così sono stati abituati a percepirli.
Gli ordini sono solo enti pubblici con funzioni di carattere amministrativo per cui, tornino i COA e il CNF nel proprio perimetro, modifichiamo la L. 247/12, eliminiamo il Congresso e l’OCF e lasciamo le attività politiche e sindacali alle associazioni, le uniche legittimate a svolgerle proprio in virtù della facoltatività dell’adesione alle stesse.
E’ con il tesseramento libero che si trasferisce ad una associazione, come anche ad un partito o a un sindacato, la delega politica e sindacale, è con l’adesione libera e volontaria che si trasferisce la rappresentanza politica e sindacale, giammai con l’iscrizione obbligatoria all'ordine. Quest’ultima dovrebbe essere solo una condizione da soddisfarsi ai fini dell’esercizio dell’attività professionale e non un atto di trasmissione della rappresentanza politica e sindacale dei propri interessi, e se tale dovesse considerarsi non potrebbe che essere incostituzionale proprio perché confliggente con i vigenti principi costituzionali di libertà politica, associativa e sindacale.





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